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Vini da meditazione: Secondi piatti

Il termine "Vino da meditazione" è stato coniato dal più grande enologo italiano, Luigi Veronelli, che voleva nobilitare una categoria di vini spesso non pienamente compresa.
Sono vini che non richiedono necessariamente di essere abbinati a delle pietanze, ma che possono essere gustati anche da soli. Sono vini dolci, corposi, dai sapori e dai profumi intensi e complessi, da fine pasto, ma anche dei grandi vini lungamente invecchiati.

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Curiosità sul vino da meditazione

Nei vini bianchi dolci, specie nei passiti, nei muffati e nelle vendemmie tardive, si sentoni profumi che ricordano moltissimo gli agrumi, la confettura di albicocca e l'uva sultanina. In quelli sempre dolci, ma rossi, i profumi sono invece più di frutta candita, fragola, spezie dolci come la cannella. I grandi rossi secchi, invece, hanno profumi complessi, di spezie, di muschio, di tabacco.

I vini da meditazione dolci si servono freschi. In generale più sono dolci e più vanno serviti freddi. Ma attenzione a non servirli troppo freddi, altrimenti ne limiteremmo la qualità olfattiva. Quelli secchi hanno bisogno di temperature più elevate, tra i 18°C e i 20°C.